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mercoledì 1 settembre 2010

La triste vicenda giudiziaria Guareschi - De Gasperi

Pubblico di seguito un mio articolo scritto tempo fa per la rivista dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna sulla vicenda giudiziaria Guareschi - De Gasperi del 1954.

Giovannino Guareschi, l’apprezzato creatore di Don Camillo e Peppone, fu anche e soprattutto un giornalista, sicuramente tra i maggiori del dopoguerra, per la sua incisività e per il coraggio.
Nel ‘45 fondò, assieme a Mosca e Mondaini, il noto e fortunato settimanale umoristico ‘Candido’.
Guareschi lo definì “un foglio imparziale, candido, come dice giustamente il suo nome”.
'Candido' era un ‘foglio’che non aveva paura di dire la verità e dalle sue pagine il direttore Guareschi condusse numerose battaglie politiche.
Non si può non citare la lotta in favore della Monarchia durante il Referendum del ’46 e quella, decisiva, contro il Partito Comunista Italiano durante le elezioni politiche del ‘48.
Guareschi era un uomo che non aveva paura di dire la verità, anzi lottava con tutte le sue forze per farla emergere.
Il 20 gennaio ’54 ebbe inizio la sua campagna politica più importante; quella condotta nei confronti del politico più stimato e rispettato: Alcide De Gasperi.
Guareschi pubblicò sulle pagine del suo settimanale una serie di documenti che oggi si definirebbero ‘scottanti’.
Si trattava di due lettere datate 1944 ed entrambe con firma autografa di ‘Degasperi’.
La prima consisteva in un messaggio dattiloscritto su carta intestata della Segreteria di Stato di Sua Santità Pio XII, indirizzata al Ten. Col. Bonham Carter, presso la Peninsular Base Section di Salerno e che conteneva una strana richiesta: effettuare una serie di bombardamenti sulla periferia di Roma.
«(…) Non devono essere risparmiate azioni di bombardamento» si legge nel testo, «nella zona periferica della città nonché sugli obbiettivi militari segnalati. Questa azione, che a cuore stretto invochiamo, è la sola che potrà infrangere l’ultima resistenza morale del popolo romano, se particolarmente verrà preso, quale obbiettivo, l’acquedotto, punto nevralgico vitale».
A questa ne seguì la pubblicazione di un’altra, autografa.
«Carissimo, spero di ottenere da Salerno il colpo di grazia. Avrete presto gli aiuti chiesti.
Coraggio, avanti sempre, per la Santa Battaglia, auguri buon lavoro e fede».
Questi documenti non furono pubblicati con leggerezza, infatti, il materiale fu esaminato da Umberto Focaccia, perito calligrafico del Tribunale di Milano. Guareschi, solo dopo aver chiesto ed ottenuto dal perito una dichiarazione di autenticità delle firme, si sentì in dovere di mandare tutto alle stampe.
Questa decisione aveva diversi motivi.
In primo luogo, voleva dimostrare agli italiani che, dietro alla crisi dell’allora governo Pella, ritenuto da lui efficiente, soprattutto nel gestire la vicenda di
Trieste, ci fosse la regia di De Gasperi.
Guareschi definì lo statista trentino un uomo ‘feroce’, uno ‘spietato politicante’ (…) «che non si ferma davanti a niente e nessuno».
Scrisse: «la crisi si chiama De Gasperi: il quale non poteva tollerare l’esistenza di un governo funzionante tipo quello di Pella perché egli desidera al contrario dimostrare al Paese che senza De Gasperi non si riesce a governare».
In secondo luogo, voleva denunciare all’opinione pubblica, ciò che secondo la sua sensibilità, appariva un gesto sacrilego, «il gesto nefando di un cattolico che tradisce il Santo Padre» che, qualora fosse finita in mano ai nemici della Chiesa sarebbero diventate ‘una potentissima arma di denigrazione’.
Nei giorni successivi alla pubblicazione dei documenti, Guareschi fu attaccato da tutti, sia da ogni organo di partito che dai giornali cosiddetti ‘indipendenti’.
Fu lasciato solo.
Unica consolazione erano i continui e numerosissimi attestati di stima ricevuti quotidianamente dai suoi fedeli lettori.
De Gasperi lo querelò per diffamazione a mezzo stampa e il 13 aprile 1954 ebbe inizio il processo.
Fu un processo velocissimo e pieno di anomalie e stranezze.
Innanzitutto, durò appena tre udienze.
Inoltre, nonostante De Gasperi avesse concesso a Guareschi ampia facoltà di prova per dimostrare la sua non colpevolezza, questa non venne mai riconosciuta dai giudici.
Infatti, durante il dibattimento, dopo che i giudici ebbero ascoltato la testimonianza di De Gasperi e la deposizione dell’imputato, Guareschi chiese ai giudici di sottoporre le lettere ad una perizia, ma il Collegio giudicante respinse l’istanza motivando così: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere».
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che ovviamente dichiarava che quelle lettere erano assolutamente false.
Quindi, il Tribunale dichiarò Giovannino Guareschi colpevole del reato ascrittogli. Lo condannò alla pena di un anno di reclusione, oltre al ristoro del danno verso la parte civile, liquidato in una lira.
Guareschi, dopo la condanna non appellò.
Scrisse: «No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente».
Fu il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Ma vi è di più.
Alla pena fu accumulata anche una precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato, quando era stato rinviato a giudizio per una vignetta satirica sul presidente Einaudi.
Così, si trovò a scontare 409 giorni insieme ad assassini e criminali di ogni sorta.
Forse, oggi, il processo si sarebbe concluso diversamente.
Quasi sicuramente sarebbe stato assolto.
Infatti, col tempo, la posizione della dottrina e della giurisprudenza si è mitigata.
La Cassazione stabilisce chiaramente che il diritto di cronaca è legittimato quando sussiste la verità oggettiva o anche solo putativa purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca dei fatti esposti.
La Cassazione ha riconosciuto la possibilità di invocare l’esimente anche al giornalista che avendo assolto a tutti gli obblighi e gli oneri, abbia esercitato la sua attività sulla base di una percezione della realtà non corrispondente a quella effettiva.
Il giornalista ha l’obbligo di controllare l’attendibilità delle fonti e di accertare la verità del fatto pubblicato.
Guareschi si mosse con grande cautela, addirittura sottopose i documenti ad una perizia.
E non si rivolse a un perito qualunque, ma al perito del Tribunale di Milano!
Nonostante questo atteggiamento estremamente professionale equiparabile più a quello di uno storico che a quello di un giornalista, Guareschi fu comunque condannato.
Frettolosamente e ingiustamente.
Inoltre, c’è un ultimo aspetto da considerare.
Guareschi si scontrò con una personalità troppo importante. Un personaggio troppo grande e potente che aveva fatto tantissimo per il nostro Paese.
Solo nel 1993 Flaminio Piccoli, intervistato sulla vicenda dal settimanale ‘Il Sabato’, ammise:
‘Che il clima politico di quegli anni possa aver influito sui giudici non lo nego’.
Questa dichiarazione, ovviamente, fa intuire che sulla vicenda non è mai stata detta la verità definitiva. Al contrario, alla luce di queste parole potrebbero aprirsi scenari inediti che qualcuno potrebbe etichettare come ‘fantapolitici’.
Però, al di là di ogni altra considerazione semplicistica, la vera intenzione di chi scrive è quella di far emergere un aspetto dell’umanità di Guareschi, comprensibile solo se letta con gli occhi della fede.
Nei giorni precedenti al suo ingresso in carcere, infatti, Guareschi scrisse: «Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione».
Questa frase colpisce perché riesce a sintetizzare alla perfezione tutte le caratteristiche di quest’uomo: il coraggio personale, la fede incrollabile nella Giustizia Divina e l’amore per la Verità.

giovedì 5 agosto 2010

I documenti di Mussolini? Forse nel 2025...

Bisognerà aspettare fino al 2025 (alla fine sono solo 15 anni...) per poter leggere alcune carte che Benito Mussolini aveva con sè a Dongo al momento della cattura.
Infatti qualche tempo prima della sua cattura, Mussolini consegnò una copia di importanti documenti al segretario del PNF a Berlino, Guglielmo Della Morte, con la promessa di pubblicarli e renderli noti solo dopo quella data.
Il figlio dell'ex segretario ha confermato che l'iter per la pubblcazione dei documenti è già stato avviato.
Non so se sia la solita bufala sui fantomatici diari del Duce, però nel caso contrario sarebbe molto interessante vedere che documenti possono spuntare.
Per leggere l'interessante articolo cliccare qui:
http://www.storiainrete.com/stampa-italiana-2/le-carte-del-duce-in-svizzera-nascoste-fino-al-2025/

lunedì 2 agosto 2010

Video: La storia siamo noi

Ecco un bel servizio sulla strage di Bologna.

Strage di Bologna. Per non dimenticare

Oggi è il 2 Agosto.
Trent'anni fa a Bologna ci fu l'attentato alla stazione di Bologna.
Ancora i mandanti e responsabili di quella strage non sono ancora stati individuati. Oggi nessun membro del governo è andato alla commemorazione.
Questi sono i silenzi che più fanno male.

Perchè questo blog?

Da poco sono tornato a "curare" il blog che avevop creato ad Aprile. Perchè?
Mi sto rendendo conto che le potenzialità della rete sono veramente immense e io ho un gran desiderio di condividere i miei pensieri e i miei giudizi.
Spero che anche a qualcun altro possano interessare!
Quindi do il benvenuto a chi sta leggendo questo post!